NON E’ VERO MA CI CREDO

Personale presso la galleria San Lorenzo, Milano, Italia. Curata da Mimmo Di Marzio. 2008

NON E' VERO MA CI CREDO
ferro, resina e foglia oro, cm 205x370x170

NON E' VERO MA CI CREDO
il toro è tra noi

NON E' VERO MA CI CREDO
il toro è tra noi

NON E' VERO MA CI CREDO
il toro è tra noi

NON E' VERO MA CI CREDO
il toro è tra noi

SANGUE DI TORO
tecnica mista su lamine su legno, cm 53x53

LACRIME DI TORO
tecnica mista su lamine su legno, cm 53x53

SPERMA DI TORO
tecnica mista su legno, cm 53x53

URINA DI TORO
tecnica mista su legno, cm 53x53

FIATO DI TORO
tecnica mista su legno, cm 35x45

LA PREGHIERA DEL TORO
acrilico su cotone, cm 136x190,5

TORI SI NASCE
acrilico su jeans, cm 200x145,5

ATTENTI AL TORO
acrilico e lamine su jeans, cm 200x145,5

PELLE DI TORO
acrilico su jeans, cm 300x150

AVVOLTE BASTA UN TORO
acrilico su jeans, cm 200x145,5

OH MARONNA!...NERA
smalto su lino, cm 175,5x125

TORO SCHIACCIA TORO
acrilico su cotone, cm 145,5x125

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“NoN è forse la vita uNa serie di immagiNi, che cambiaNo solo Nel modo di ripetersi ?” (aNdy Warhol)
 
IN OGNI EPOCA E LATITUDINE L’ARTE HA CONSIDERATO IL MITO IL MOTORE IMMOBILE DELLA CREAZIONE. MITO COME ALLEGORIA, COME FAVOLA, COME IMMAGINE PRIMARIA PER RACCONTARE GLI ATTI VITALI DELL’ESISTENZA UMANA. NELLA TRADIZIONE GRECA CHE CONTRAD- DISTINGUE LA CULTURA OCCIDENTALE, PATHOS, EROS E THANATOS –PASSIONE, AMORE E MORTE- SONO STATI PER GLI ARTISTI METAFORE DI RIVELAZIONE E TRASFIGURAZIONE, MA ANCHE FORME UNICHE DI BELLEZZA, ARCHETIPI UNIVERSALI CHE RENDONO L’OPERA D’ARTE PA- TRIMONIO ESTETICO DELL’INCONSCIO COLLETTIVO. LA CULTURA CONTEMPORANEA HA ARRICCHITO IL PROPRIO BAGAGLIO DI MITI TRAENDO MATERIA VIVA DA IMMAGINI TRASFORMATE IN ICONE-SIMBOLO DELLA CIVILTà GLOBALIZZATA. E ALLORA AI MITI CLASSICI CHE ESPRIMONO IL CONFLITTO TRA I PRINCIPI COSTITUTIVI DELL’UNIVERSO SI SONO AGGIUNTI I MITI “POP”, SOGGETTI CHE, TRA SACRO E PROFANO, SONO IN GRADO DI RAPPRESENTARE PARTI DELL’IDENTITà POPOLARE. IL MITO POP, CHE DA ANDy WARHOL IN POI HA ATTINTO A UN’ICONOGRAFIA “GLOBAL” E TRASVERSALE TRA CULTURA, COSTUME E SOCIETà –BASTI PENSARE ALLE IMMAGINI DI MARyLIN MONROE, DI MAO TSE TUNG, DI ELVIS PRESLEy E DELLA COCA COLA- ASSUME CONNOTATI PIù NITIDI QUANDO FA RIFERIMENTO A SIMBOLI “LOCAL” IN CUI L’ANIMA PO- POLARE TENDE FORTEMENTE A IDENTIFICARSI ATTRAVERSO LE GENERAZIONI. SOTTO QUESTO ASPETTO, I VERI MITI “POP” SONO QUELLI CHE PASSANO ATTRAVERSO LE TRADIZIONI FOLKLORISTICO-RELIGIOSE TRASVERSALMENTE ACCETTATE DA TUTTI E DUNQUE INDISCUTIBI- LI PUR ALL’INTERNO DELLE PIù VARIEGATE INTERPRETAZIONI MEDIATICHE. IN UNA CULTURA POPOLARE ANCORA FORTEMENTE REGIONALE
COME QUELLA ITALIANA POSSIAMO SENZA DUBBIO AFFERMARE CHE SAN GENNARO, PADRE PIO O SANTA ROSALIA PER I PALERMITANI RAPPRESENTINO ESEMPI DI MITO “POP” MOLTO PIù EFFICACI CHE NON GHANDI, MADRE TERESA O JOHN FITZGERALD KENNEDy. NE HA UN’IDEA CHIUNQUE ABBIA ASSISTITO A MANIFESTAZIONI CELEBRATIVE COME LA PROCESSIONE PER LA FESTA DI SANTA ROSA A VITERBO, DOVE UNA “MACCHINA DEVOZIONALE” ALTA 28 METRI E DEL PESO DI CINQUE TONNELLATE VIENE TRASPORTATA A SPALLA DA CENTO FE- DELI PER LE VIE DELLA CITTà E POI, AL CALAR DELLA SERA, VIENE ACCESA E LASCIATA FIAMMEGGIARE IN UNA GLORIOSA ALBA DI LUCE. MA DI ESEMPI SAREBBE TROPPO LUNGO ENUMERARNE. L’ITALIA è RICCA DI MITI “LOCAL” CHE POGGIANO LE PROPRIE RADICI IN RITUALITà DOVE STORIA, LEGGENDA E DEVOZIONE SI FONDONO IMPRIMENDOSI NEL DNA CULTURALE DI UNA COMUNITà. NEL NAPOLETANO, I DEVOTI DELLA MADONNA DELL’ARCO –DETTI “BATTENTI”- DA CINQUE SECOLI AD OGNI PASQUA CORRONO, PIANGONO, PREGANO, GRIDANO, STRI- SCIANO, IMPLORANO, IMPRECANO, SI GETTANO IN GINOCCHIO E AVANZANO FINO AL SANTUARIO DI SANT’ANASTASIA. SEMPRE A NAPOLI, è A TUTT’OGGI FORTEMENTE “POP” IL CULTO DELLE “CAPUZZELLE”, LE ANIME DEL PURGATORIO RAPPRESENTATE DAI TESCHI DI POVERI E DISEREDATI. LE “SPOGLIE”, CUSTODITE NEL CIMITERO DELLE FONTANELLE, SONO PERFETTAMENTE ABBIGLIATE A SECONDA DELLA FUN- ZIONE CHE SVOLGEVANO QUANDO ERANO ANCORA IN VITA (IL FRATE CON IL SUO SAIO, LA SPOSA CON L’ABITO NUZIALE, ECC. ECC..), E AD ESSE I FEDELI RIVOLGONO PREGHIERE CHIEDENDO IN CAMBIO GRAZIE E ADDIRITTURA NUMERI DA GIOCARE AL LOTTO. A PALERMO, ALLA METà DI LUGLIO, CANTASTORIE E ARTISTI CELEBRANO I NATALI DI SANTA ROSALIA IN UNA FESTA RICCA DI MANIFESTAZIONI CULTURALI E SPETTACOLI PIROTECNICI CHE SI CONCLUDONO NELLA SOLENNE PROCESSIONE NELLE VIE DEL CENTRO STORICO, AL SEGUITO DI UN “CARRO” ALTO CIRCA DIECI METRI, LUNGO NOVE E LARGO SEI, E CHE PUò OSPITARE FINO A SESSANTA PERSONE. NON PAIA BLASFEMO PARLARE DI MITI POP NEL CASO DI CELEBRAZIONI IN CUI LA SACRALITà AFFONDA MOLTO SPESSO IN TRADIZIONI PAGANE E CHE ANCHE LA CHIESA TENDE A “TOLLERARE”. LA STORIOGRAFIA EVIDENZIA COME LO STESSO CULTO DEI SANTI NACQUE DAL “SINCRETISMO” CON LE FESTIVITà PAGANE ALLORCHé, DOPO LA CADUTA DELL’IMPERO ROMANO, LA MAGGIOR PARTE DELLA POPOLAZIONE CRISTIANA CONTINUA- VA A VENERARE GLI ANTICHI DEI TALARI (PROTETTORI DELLE CASE). COSì COME NON SONO UN MISTERO LE CONNESSIONI TRA IL CULTO DELLA MADONNA E QUELLO DELLA GRAN MADRE RAPPRESENTATO IN TUTTO IL CONTINENTE COME “PREFIGURAZIONE DELLA VERGINE”. PROPRIO DALLA GRANDE MADRE E DALLA DEA EGIZIANA ISIDE CON IN BRACCIO IL FIGLIO HORUS, CHE è UN REPERTO STORICO TROVATO IN MOLTI LUOGHI, DERIVANO PROBABILMENTE LE CELEBRI “VERGINI NERE”, LE MADONNE DAL VOLTO SCURO VENERATE IN TANTI SANTUARI. CON UN’OPERAZIONE NOTA COME “SINCRETISMO”, LA STESSA PER CUI AGLI DèI DEL VOODOO DI HAITI SONO STATI ASSOCIATE LE IMMAGINE DEI SANTI CATTOLICI IMPORTATE DAI MISSIONARI, LA GRANDE MADRE PAGANA AVREBBE ASSUNTO IL VOLTO DI MARIA, COLORATO PERò IN NERO, COME QUELLO DELLE SUE PRIME RAFFIGURAZIONI. LE IMMAGINI DELLE VERGINI NERE CONTRADDISTINGUEREBBERO DUNQUE I LUOGHI PARTICOLARMENTE LEGATI ALLA GRANDE MADRE, GLI STESSI SU CUI, DA SEMPRE, GLI UOMINI COSTRUISCONO I LORO EDIFICI SACRI. VERGINI NERE SONO DISSEMINATE NELLE CHIESE DI TUTTA EUROPA; IN ITALIA SE NE TROVANO A CAGLIARI, CREA DEL MONFERRATO, CROTONE, LORETO, LUCCA, OROPA, PESCASSEROLI, RIVOLI, ROMA, SAN SEVERO, TINDARI, VENEZIA; IN FRANCIA ADDIRITTURA NOVANTASEI. LE PIù FAMOSE SONO QUELLE DELLA CATTEDRALE GOTICA DI CHARTRES, CHIAMATE NOTRE-DAME-SOUS-TERRE E NOTRE-DAME-DU-PILIER. NELLA MITOLOGIA “POP”, I CONFINI TRA SACRO E PROFANO, TRA FEDE E SUPERSTIZIONE, SONO SPESSO LABILI E SI ESTENDONO AI RITUALI DI UN NEOPAGANESIMO CONTEMPORANEO LE CUI ORIGINI SONO SPESSO AVVOLTE IN AURA LEGGENDARIA E FOLKLORISTICA.
NEL PROGETTO “NONEVEROMACICREDO”, L’ARTISTA CHRISTIAN BALZANO FA UN VIAGGIO NELL’ICONOGRAFIA POP DI UNA METROPOLI PRAG- MATICA PER ECCELLENZA, MILANO, DISVELANDO IL “MITO” DEL TORO PORTAFORTUNA NELLA SUA ACCEZIONE PIù PROPRIAMENTE “POP”, OVVERO NEL SUO VALORE DI RICONOSCIBILITà IMMEDIATA ANCHE A UN PUBBLICO NON AVVEZZO AI LINGUAGGI DELL’ARTE CONTEMPORANEA. LA STORICA IMMAGINETTA è RAPPRESENTATA SUL PAVIMENTO AL CENTRO DELLA GALLERIA VITTORIO EMANUELE, IL COSIDDETTO OTTAGONO. ALL’ATTO DEL PROGETTO REALIZZATO NELLA METà DELL’OTTOCENTO DALL’ARCHITETTO GIUSEPPE MENGONI, SI DECISE DI DECORARE L’IN- CROCIO TRA I BRACCI CON DEI MOSAICI CHE ACCANTO AL SIMBOLO DI MILANO VEDEVANO QUELLO DI ALTRE CITTà COME LA LUPA DI ROMA, IL GIGLIO DI FIRENZE E IL TORO DI TORINO. NACQUE LA LEGGENDA CHE IL TORO, E IN PARTICOLARE I SUOI ATTRIBUTI, PORTASSERO FORTUNA. PER LE DONNE IL GROSSO FALLO DELL’ANIMALE SEMBRAVA AVERE POTERI LEGATI ALLA FERTILITà E, SE GLI UOMINI CI FACEVANO QUALCHE GIRO SOPRA CON IL TACCO DELLA SCARPA, LE DONNE LO ACCAREZZAVANO CON LA MANO O CON UN PIEDE NUDO. SEMBRA CHE IN PASSATO FOSSE ABBASTANZA DIFFUSA, SEMPRE TRA LE DONNE, L’USANZA DI SEDERCISI SOPRA PERCHé QUALCUNO SOSTENEVA CHE IN PARTICOLARI FRANGENTI L’ORGANO SI ANIMASSE. L’USANZA è TANTO DIFFUSA TRA I MILANESI E I TURISTI CHE SPESSO SI è DOVUTI RICORRERE A LAVORI DI RESTAURO SULLE PARTI CONSUNTE. FINCHé NON SI DECISE DI SOSTITUIRE GLI ATTRIBUTI CON UNA MENO VOLGARE COLATA DI FERRO. OGGI ANCHE QUESTA RISULTA CONSUNTA E AL SUO POSTO RESTA SOLO UN BUCO.
NEL SUO PROGETTO BALZANO RIELABORA, ATTRAVERSO LA PROPRIA POETICA E I PROPRI CODICI LINGUISTICI –PITTURA, SCULTURA E FOTO- GRAFIA- L’ICONA DEL TORO COME OGGETTO DI SCARAMANZIA A MILANO: PARTENDO DAL FENOMENO SCARAMANTICO EGLI COSTRUISCE UN’ ESTETICA CONTEMPORANEA CHE SOTTOLINEA IL RITO METROPOLITANO E LO RESTITUISCE ALLA COSCIENZA DEL PUBBLICO ATTRAVERSO UN GIOCO DI AMPLIFICAZIONE FINO AL PARADOSSO DELL’IPOTESI DI UN NUOVO CULTO PAGANO DI CUI LA SUA ARTE DIVENTA CELEBRAZIONE. IL PROGETTO, CHE PREVEDE DIFFERENTI PIANI OPERATIVI, RIPROPONE IL TORO DI MILANO IN FORMA DI MITO, OVVERO SEDUZIONE DELL’IMMAGINE, DEDUZIONE DELL’ARTISTA EROE ARTEFICE DELLA PROPRIA PROPRIA NARRAZIONE E DELLA PROPRIA OPERA. E, COSì COME IL MITO è LA STORIA DELLE STORIE, LA SUA è L’IMMAGINE DELLE IMMAGINI, è LA PARABOLA DELLE PARABOLE. E’ FAVOLA E AL CONTEMPO RACCONTO RIGENERATO E RIGENERANTE.
IN QUESTO VIAGGIO ICONICO, IL MITO COME FORMA SIMBOLICA DIVENTA PER L’ARTISTA LO STRUMENTO PER INTERPRETARE I MODI IN CUI LE PERSONE ESPRIMONO LA LORO VISIONE SUL MONDO E IL CONTESTO CHE LE CIRCONDA. IL TORO DI BALZANO ASSURGE A ICONA POP –O ME- GLIO NEOPOP- IN QUANTO “PRODOTTO DEMOCRATICO” PROPRIO COME LA CAMPBELL SOUP O LA COCA COLA, DAL MOMENTO CHE, COME DIREBBE WARHOL, IL SUO UTILIZZO PORTAFORTUNA è UNIVERSALE E TOTALMENTE INDIPENDENTE DA QUALSIASI FATTORE SOCIALE E DI CENSO. L’ARTISTA RIPROPONE NELLA SUA RICERCA ALCUNI CANONI FONDAMENTALI DEL LINGUAGGIO POP, PUR ALL’INTERNO DI RIVISITAZIONI CITAZIONISTICHE LEGATE ALLA TRADIZIONE FOLCLORICA E RELIGIOSA. PRIMO TRA TUTTI LA RIPETIZIONE SERIALE, MA NON DA ULTIMO L’UTI- LIZZO DI UN LINGUAGGIO ARTISTICO APERTO ALLE FORME PIù POPOLARI DI COMUNICAZIONE: QUELLO DEI COMICS E DELLA PUBBLICITà. L’ICONA DI BALZANO è AL CONTEMPO “LOCAL”, IN QUANTO RIFERIMENTO ALLA CREDENZA POPOLARE DI MILANO, MA ANCHE “GLOBAL” LADDOVE IL MITO SI RICOLLEGA A UN SIMBOLISMO PIù PROFONDO E UNIVERSALE CHE ASCRIVE TRADIZIONALMENTE IL TORO A UN PRINCIPIO FEMMINILE OVVERO –ANCORA UNA VOLTA- AL CULTO DELLA DEA-MADRE; MADRE -TERRA, CHE TUTTI NUTRE E TUTTI ACCOGLIE.
MIMMO DI MARZIO

 

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