THE RAFT – ASSOLUTAMENTE SCONSIGLIATO

Fontazione Arete e Istituto Italiano di Cultura, Tripoli, Libia. Pinacoteca Civica e Museo Magma, Follonica GR Italia. Curata da Rubens Piovano e Maurizio Vanni. 2014

ASSOLUTAMENTE SCONSIGLIATO
Pinacoteca Civica Follonica (GR)

STRAPPO
tecnica mista su cartone, cm 240x300

ASSOLUTAMENTE SCONSIGLIATO
Pinacoteca Civica Follonica (GR)

TRIPOLI
pastello su carta, cm 130,3x207,5

LIBIA
olio su carta, cm 196x313,5

LIBIA
olio su carta, particolare

E SE QUELL'OMBRA NON FOSSI IO...
tecnica mista su tela, cm 152x152

COLTIVARE UN CAMPO MINATO...
lamine oro su tela, cm 110x135

DORMIRE SUGLI ALLORI ...
tecnica mista su tela, cm 90x90 cad

Tripoli, Libia

Tripoli, Libia

Tripoli, Libia

Tripoli, Libia

Tripoli, Libia

THE RAFT installazione, tecnica mista su carta e cartone e video
Fondazione Arete e Istituta Italiano di Cultura, Tripoli, Libia

THE RAFT work in progress
Fondazione Arete e Istituta Italiano di Cultura, Tripoli, Libia

THE RAFT work in progress
Fondazione Arete e Istituta Italiano di Cultura, Tripoli, Libia

THE RAFT particolare
Fondazione Arete e Istituta Italiano di Cultura, Tripoli, Libia

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Cosa significa qualcosa che si manifesta come “assolutamente sconsigliato”? Un’azione proibita e pericolosa? Una cosa utile e interessante, ma che può creare dipendenza e fare perdere il libero arbitrio? Semplicemente un’ammonizione per l’eccessivo non fare, non militare e non scegliere? Secondo Balzano “anche l’arte, che di realtà si nutre, cammina verso luoghi solitari e digradanti e a volte, quando la nebbia sale, si perde, si chiude in sé e non dà più vita a correnti di pensiero e singolarità espressive. È un’arte che si isola, si impoverisce e si appiattisce nell’assenza di confronto”.
Nella mostra-istallazione di Christian Balzano tutto parte da una zattera, più suggerita che rappresentata, che coinvolge i visitatori a livello polisensoriale. La zattera è simbolo di salvataggio, di viaggio esteriore e interiore, ma anche del divertimento procurato da nuove scoperte. Il primo passaggio per abbattere la cecità emotiva delle persone, infatti, è proprio quello di coinvolgerle emotivamente e fisicamente in un’esperienza sorprendente e memorabile, demolendo i naturali pregiudizi che le legano non solo alle arti contemporanee, ma anche all’essenza della società contemporaneaUno dei soggetti ricorrenti nelle opere di Balzano è il lampadario: una struttura spesso monumentale e invasiva che occupa il centro dello spazio che la ospita. Troppo semplice e scontato sarebbe abbinare la luce che ne consegue all’intelletto, alla fede religiosa o alla filosofia spirituale. Anche in questo caso lo spettatore è chiamato a partecipare l’istallazione, insieme ai riferimenti iconografici di alcuni dipinti, cercando di viverla e condividerla attraverso il proprio apparato memoriale ed emotivo senza dare nulla per scontato.Oggi il processo creativo viene esaltato molto di più con un lavoro artistico che non può essere fruito e vissuto senza tenere in considerazione gli eventi che l’hanno determinato e il contributo dinamico delle sue componenti. L’opera d’arte del “qui e ora” si fa quindi aperta e assume le caratteristiche di un processo in divenire, di un’azione che prevede una reazione, di un non-luogo infinito che coinvolge tutto e tutti in modo soggettivo e, spesso, imprevedibile. Se questi cambiamenti così radicali hanno, di fatto, cambiato negli anni le modalità espressive e di fruizione delle arti contemporanee, è possibile tracciarne un percorso evolutivo lineare legato al cambiamento del modo di pensare e vivere delle persone?
Nell’era della globalizzazione, possiamo ancora parlare di identità?
In alcuni dei suoi ultimi lavori, Christian Balzano crea una relazione tra singoli elementi: il toro o il teschio con l’albero, il lampadario e il cuore con il toro. Una serie di proposte segniche, certe volte quasi impercettibili, che fanno riflettere sulla vita, sulla morte e sulle domande esistenziali legate al nostro essere qui e ora. Il simbolo del teschio, ad esempio, non è sempre collegato alla morte, anche se ovviamente ci ricorda la natura temporanea della vita umana e ci fa riflettere sulla transitorietà e sulla fugacità dei piaceri materiali. È proprio attraverso queste riflessioni che è possibile aprire il cuore all’anima, ovvero alla vita eterna racchiusa dentro di noi e all’infinito della nostra mente.
 
Maurizio Vanni
 

info@christianbalzano.com

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